Foto di gruppo con signora di Heinrich Böll

18 12 2006

Italo Alighiero Chiusano ha offerto al pubblico di lingua italiana un’ottima traduzione dell’opera dello scrittore tedesco Heinrich Böll «Foto di gruppo con signora». Quest’opera si differenzia dalle altre di Böll soprattutto per la maniera di narrare e non certo per le roventi tematiche affrontate.
Dotato di uno stile proustiano che si rifà anche alla lezione di Musil, l’autore affonda il bisturi della propria arte, con estrema perizia ed intelligenza, nel periodo più cupo della storia della Germania e dell’Europa: il periodo della dittatura nazionalsocialista.
La trattazione dell’argomento viene dipanata in maniera a dir poco geniale. Lo scrittore-giornalista intraprende indagini a tutto campo nella vita della tedesca Leni «la ragazza più tedesca della classe», definita dalla motivazione di un premio attribuitole a scuola, al tempo della dittatura. Dall’inchiesta prendono corpo svariati personaggi che, con l’aiuto dei ricordi, solo in apparenza rimossi, fanno scaturire – oltre il muro che ha racchiuso la coscienza di tutto un popolo – la crudezza e la banalità burocratica del male-dittatura che, nel corso del suo divenire, andava affossando ogni diritto della persona e dell’umana dignità. Il romanzo-inchiesta diventa l’affresco della tragedia straziante del “Secolo breve”, come lo storico Hobsbawn ha definito il Novecento.
E’ senz’altro questo un romanzo che dà spazio alla riflessione sul potere che, attraverso la potenza mediatica, è in grado di attivare quello che Goya definì «il sonno della ragione» capace di generare mostri. Non sono bastate le grandi dittature nazifascista e comunista del Novecento e la loro sconfitta da parte delle democrazie occidentali a far cambiare il corso della storia in maniera più misericordiosa. Tutto tace di fronte alle tragedie che continuano a susseguirsi con la “banalità del male”.




Storiografia linguistica: sincronia o diacronia?

14 12 2006

Un mutamento fonetico può rispecchiare una particolare importanza per l’etimologia e la filologia, ma non necessariamente deve esserlo dal punto di vista storico-linguistico. La storiografia linguistica ricerca i sintomi del mutamento linguistico e le sue possibili cause ed effetti di carattere extralinguistico: i campi politico, sociale, economico, religioso, della storia delle idee. Essa si occupa sia del rapporto tra lingua parlata e testo scritto, tra comunità linguistica e area linguistica che degli influssi da lingue straniere. La storiografia linguistica va alla ricerca della posizione storica di una lingua sulla cultura complessiva dei corrispondenti gruppi di parlanti. La storia di una lingua, anche quella di una moderna lingua di cultura, non va limitata alla lingua dei poeti o alla lingua letteraria. Anche altri campi stilistici devono essere presi in considerazione, dalla prosa d’uso comune nella scienza, nell’amministrazione, nella politica, nell’economia, nella tecnologia fino al linguaggio popolare dei vari strati che compongono la società. Va sottolineato che la lingua della letteratura e la lingua colta rappresentano soltanto sviluppi particolari all’interno di una lingua e, pertanto, hanno dei limiti dal punto di vista linguistico-sociologico. La linguistica classica prendeva in considerazione soltanto lo sviluppo organico a partire da un’unità originaria verso la molteplicità, parlando di scissione da una lingua in lingue derivate (Stammbaumtheorie).
Dagli anni Settanta del XIX secolo si prestò maggiore attenzione al reciproco influsso delle lingue che scattava attraverso il commercio internazionale. Ci si rese conto che le innovazioni linguistiche potevano diffondersi partendo da un centro, comparendo in alcune regioni e successivamente giungendo ad altre. Questa che fu definita Wellentheorie, teoria ad ondate, si rifà ad un concetto dinamico-astratto di irradiazione linguistica e deve fare i conti con quello che la sociolinguistica chiama istinto imitativo (vedi quello che succede sul Web) e con tutti quegli individui bilingui in grado di trasmettere innovazioni da una lingua all’altra. E’ quasi sempre il prestigio di un determinato uso linguistico a legittimare, con una “tacita conventio” l’annessione di innovazioni linguistiche.
La lingua è sempre più un sistema reticolare di relazioni tra elementi che si condizionano sincronicamente l’un l’altro, fino a provocare trasformazioni a livello linguistico-strutturale.




Alcuni tratti di cultura materiale dal lessico ugrofinnico

9 12 2006

Intorno al quarto millennio a.C. l’unità delle lingue e dei popoli uralici dovette venir meno. L’unità finnougrica, invece, tenne fino al 3500/3000 a.C. Con l’ausilio della lingua finlandese, che ha conservato radici appartenenti al periodo dell’unità, si possono delineare alcuni tratti della cultura materiale e spirituale finno-ugrici. Il lessico dell’epoca è rappresentato in finlandese da parole quali: kota (tenda), liemi (minestra), ora (spina), pata (pentola, pato(diga), rokka (zuppa), solmu (nodo), voi (burro), vuolla (intagliare).
Erano noti animali quali il maiale (porsas) e la pecora (uuhi)che ci fanno ipotizzare l’inizio dell’allevamento del bestiame. Incerto è, invece, se le parole mehilainen e mesi indichino l’apicoltura ovvero stiano soltanto a denotare la raccolta di miele prodotto da api selvatiche.
La radice della parola finlandese ostaa (comprare) di origine finnougrica ci indica la presenza di interscambi commerciali, mentre la parola noita (stregone, sciamano)ci fa risalire alla religione praticata che era lo sciamanismo.
I contatti linguistici tra finnougrici e popolazioni iraniche sarebbero continuati per lungo tempo, fino all’epoca protougrica (tra il 1000 ed il 600 a.C.)epoca in cui la differenza tra l’ungherese e le lingue ob-ugriche si sarebbe accentuata nettamente.