Trilogy

28 03 2007

1.

Once more
let’s play togheter
crossing oceans,
flying in the winds.
Let’s stare at the white peaks
of tropical volcanos!

I want to be free
from the gravity,
as happy as in september
when wind’s lost in the timeline,
singing the night
and the magic of life.

2.

I sing the mysteries
of my soul,
I sing the nights of despair.
My time is a winding river.
I look hard
at the dark changing of season
at discolouring of recollection.

Day after day an abyss,
vain glasses of adverse destiny.
I feel my heart beating:
imagination, despair, dream,
illumination.
Birth is waking up again.

3.

I am madly in love with you
famous through my simple words
sharing the colours of rainbow,
arabesque of joy
for your dwelling.

You’re concealing from me the sky,
Ephemeris.
We are very far stars
each other invisible,
born from a dewdrop
and then lost.

Your black hair
-august night-
deprive me of the ivory
glory of far reaching
summer rain.

Carlo MARINO




Aleksis Kivi, il padre della moderna letteratura di Finlandia

26 03 2007

Anche la nascita della letteratura finlandese fu determinata da fasi graduali: prima furono gli elementi della poesia popolare a dare la materia poetica all’epos del Kalevala, poi, con Ahlqvist-Oksanen nacque la poesia lirica ed infine, Aleksis Kivi gettò solide basi per il dramma, prima la tragedia, poi la commedia, e, successivamente, per il romanzo. L’epoca post-romantica e l’epoca di Kivi si svilupparono in parallelo. Dal punto di vista storico, la lingua, il pensiero e la cultura fanno risaltare la natura romantica degli anni 1860-70. Ma Aleksis Kivi, da solo, dà il tono ad un’intera epoca. Kivi non va visto come una sorta di fenomeno separato da un unitario sviluppo, al contrario il post-romanticismo è il suo vero sostrato culturale. La radiosa figura che ha rappresentato, in Finlandia, il romanticismo popolare, è stato il Runeberg, la cui ultima opera, la commedia “I re di Salamina” (Salamiin kuninkaat) del 1863, precedette di un anno le prime opere di Aleksis Kivi: Kullervo e Nummisuutarit. Il 1865 può essere considerato il limite tra il romanticismo finlandese e l’età di Aleksis Kivi. Prima di tale data Ahlqvist-Oksanen aveva fatto in tempo a pubblicare la silloge “Scintille” (Säkeniä) contenente sia le sue liriche che le sue idee sulla poetica. Aleksis Stenvall, che si firmava con la x (Alexis) era figlio della campagna finlandese, come gli altri grandi padri delle lettere di Finlandia da Agricola al Lönnrot. Nacque il 10 ottobre 1834 a Palojoki di Nurmijärvi e come il compilatore dell’epos nazionale, Lönnrot, anche Kivi era figlio di un sarto. Nonostante la povertà in cui versava la famiglia, gli fu data l’opportunità di studiare ed entrare, all’età di 23 anni, all’università. Il mondo delle lettere lo affascinò subito e lesse sia i poeti nazionali che i grandi della letteratura mondiale da Shakespeare a Dante, da Ossian ad Omero, da Aristofane a Virgilio. Tutto, però, in traduzione svedese. Specialmente il Don Chisciotte di Cervantes e le opere di Shakespeare lasciarono un’impronta indelebile sulla sua opera. Aleksis Kivi produsse molto tra il 1860 ed il 1870, anche se la sua prima opera “Kullervo” era già pronta nel 1859.
Il capolavoro di Kivi è il romanzo “I sette fratelli” (Seitsemän Veljästä)che il poeta scrisse nel corso di circa un decennio. Esso fu pubblicato in quattro quaderni, nel 1870, ma la sua apparizione in forma di volume apparve postuma nel 1873. All’inizio del romanzo i sette fratelli di Jukola vivono allo stato selvaggio, figli incontaminati della natura. Tutti insieme fanno un “viaggio” per una richiesta di matrimonio che va in fumo e poi, fanno di tutto per sfuggire al pastore che vuole insegnare loro a leggere e si rifugiano nei boschi di Impivaara. Colà bruceranno la loro nuova casa nel corso di una zuffa scoppiata mentre erano in stato di ubriachezza. Insidiati dai lupi, i frateli fanno in tempo a ripercorrere, di notte, vestiti solo della camicia, il lungo percorso fino alla casa avita che avevano dato in affitto per dieci anni. Dopo alterne vicente, sovente esilaranti, i sette fratelli riusciranno tutti a prendere moglie e formeranno una comunità per vivere tutti insieme. I ragazzi di Jukola appaiono nel romanzo come un gruppo omogeneo, anche se i tratti individuali di ciascuno di loro sono descritti in maniera molto chiara. Il più grande dei fratelli, Juhani, è un egocentrico, un impulsivo figlio della natura, la cui fantasia si dipana costantemente in immagini di grandezza. Tuomas è il più vivace dei fratelli, ma è anche un uomo dagli austeri principi. Aapo è un altro rappresentante del buon senso ed è la voce narrante del romanzo. Simeoni è un credente di spiccata sensibilità, Timo è il più lento e dei fratelli, Lauri è un originale dalla natura solitaria, Eero il più giovane del gruppo è un burlone abile e intelligente. Il romanzo è una kermesse di figurazioni umoristiche con fiabeschi momenti di sogno e di puro abbandono di mezza estate.
Aleksis Kivi è per la letteratura finlandese quello che Dickens è stato per la letteratura inglese, Balzac per le lettere francesi e Gogol’ per il romanzo russo.

Carlo MARINO (Socio corrispondente della Società della Letteratura Finlandese in Helsinki)




In te infiniti amori

25 03 2007

Non tacere
Sempre narrami
I ridenti tuoi occhi
Gli idiomi del mondo
Il giglio di mare
La nostalgia
Il sollecito desinare
Per fuggire oltre il tedio.

Con te
Musica
Dama ingioiellata
Inverava
il freddo pensare
Alla mia lampada
Azzurra
E dove non giunse
Intelletto
Fu pace
Vela nel golfo
Giustizia anelata.

Gaia la tua fuggevole
Figura
Oltre i monti
Foschia nell’anima
Al mattino
Non rassegnazione
Incredibile aliseo.

Carlo MARINO, Roma 25 marzo 2007




Alchimia di gesti

23 03 2007

Presente alla mia mente
sei nello sguardo fiera
e nel corpo,
ami e combatti
posseduta
d’ebbrezza audace
di gioia
che, uniti, ci spinge
a disvelar
l’azzurra luce dell’eterea
danza circolare.
Oggi ti penso
e scrivo versi
di vita che i nostri
guardi trasmuta,
infinitesimali formule
impresse
sulla corniola che t’adorna:
pace, eloquenza, guarigione,
gesti dolci
al turbarsi
dell’arabesco
del tempo tuo atteso.

Carlo MARINO, Roma lì 23 marzo 2007




Slumping test

21 03 2007

I do know your eyes
staring at me in a formulated
phrase.
I am a sort of
fisher of thousand desires
daring to question
obscure languages.
I look at your eyes
brilliant diamonds
through narrow streets
while the evening sleeps
so peacefully.
How should I protect those fires
of this Roman night?
Gorgeous night
-a Venus’ joke-
the representation
of a female chrysalis.
Joyful I see your fingers
discovering future forces of life
- I do appreciate your eyes -
investigating eyes
questioning the universe
- How could you presume on
the forgiveness of men?
You don’t need it:
virtue consists of the unsaid
capturing the very essence of truth
synchronically revealed.




That land of ours

16 03 2007


That land of ours
beloved
is the ultimate
practicality of
language.

The meaning
seems to escape me
and it does take
names from the past
with the vintage
pictures
black and white.

A semantic flow
ferment like wine
and decay
but my thoughts
stay behind
locked in forever
carved out inside me.

I must age
and be born again
to say all I have
to say.

Carlo MARINO (Rome, March 2007)




Oblomov e la società italiana

15 03 2007

Leggere “Oblomov” di Ivan Goncharov nella traduzione italiana di Laura Simoni Malavasi e riandare con la mente a quanto i giornali riportano, trasmettendoci un quadro apparentemente privo di colore della società italiana di oggi. Ne viene fuori l’oblomovismo, una visione del mondo ampiamente diffusa, sogno di tanti connazionali e che il nobile Oblomov, magistralmente descritto dallo scrittore russo, ci trasmette con parole sue: « Pensa che non vedresti mai una faccia pallida e non conosceresti preoccupazioni, non ti sentiresti interrogare a proposito del senato, non sentiresti parlare di borsa, di azioni, di conferenze, di gradi, di ricevimenti ministeriali, di aumenti di diarie. Solo conversazioni di tuo gusto! Non avresti mai bisogno di fare uno sgombero, il che è già di per sé una gran cosa. E questa non è vita?». E più oltre continua la teorizzazione della sua utopia/antiutopia «Tutti cercano una vita come io la sogno. Ma via! (…) Lo scopo di tutto quel vostro affannarvi, di tutte le vostre passioni, delle guerre perfino, del commercio e della politica, non sta, forse, nel raggiungere la tranquillità, nell’aspirazione a raggiungere questo paradiso perduto?». Quella teorizzata da Oblomov è purtroppo la fine della vita sociale e, in particolare, la fine della democrazia. E’ il cannibalismo delle basi del vivere democratico: il disinteresse, la più cieca di tutte le partecipazioni/non partecipate. E’ lo spingersi a cancellare la memoria in un futile estetismo attraverso la banalizzazione di un talk-shaw quotidiano.L’abbandono al grande fratello del “grande fardello” benedetto della libertà. Nella storia, a dispetto del pensiero debole, le grandi democrazie hanno sempre combattuto il superfluo, le illusioni ed hanno rigettato la forza pur invocando l’autorità. Oblomov è una figura canonica, classica, che ci aiuta, come tutti i grandi romanzi, a ripensare il presente. A tenere fede alla legittimazione democratica delle garanzie costituzionali che preservano la nostra dignità di persone libere.




Le nuove storie magrebine di Gregor von Rezzori

12 03 2007

Le società multietniche non sono soltanto il frutto della nostra epoca. Gregor von Rezzori, scrittore tedesco dallo stile prezioso, nacque nel 1914 nella multietnica Bukovina e, per tutta la vita, il multiculturalismo che aveva vissuto fin da ragazzo lo stimolò ad approfondire le arti ed i generi letterari di tutti i paesi. Le “Neue maghrebinische Geschichten” (Le nuove storie magrebine) costituiscono un vero e proprio arabesco della fantasia, aneddoti e storie vi si susseguono in maniera preziosa, simili a medaglioni di una gipsoteca dello spirito. Von Rezzori si spense nel 1998 in Toscana.

La casa del bugiardo fu incendiata
Nessuno gli credette
«Noi, gli ultimi rampolli della stirpe dei nobilissimi bojari Kantakukuruz e Pungaschij, abbiamo l’onore di presentarci come gli editori del presente scritto commemorativo che deve attirare l’attenzione sul risorgimento dello spirito maghrebino di più ampi circoli. A tal fine sarà necessario richiamare alla memoria del gentile lettore quale gloria andò perduta con il tramonto degli antichi maghrebini e quale splendore ci viene restituito con la nuova fioritura di tale splendita e gloriosa terra. Il Maghreb è incuneato tra Oriente ed Occidente, là dove la terra del Sole che nasce e la terra del Sole al tramonto si sono fraternamente incontrate.
Anche se questa fratellanza si è costituita con il marchio di Caino ed Abele, le tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente si sono fuse nel Maghreb in una saggezza che ha dato all’uomo il coraggio di condurre la propria esistenza ad occhi aperti, con pacatezza e di trasfigurarsi sapientemente con tutte le delizie della poesia. Il Maghreb era un regno le cui frontiere occidentali si perdevano nelle cerulee acque oltre Vineta e ad Occidente oltre le interminabili montagne di löss fino alla grande muraglia di Cipangu. Nell’estremo settentrione oltre gli skrälinghi campi gelati e a meridione oltre le vaporose giungle che circondano le sorgenti del Nilo Bianco e del Nilo Azzurro. Era la patria della nostra fantasia, fatta di storie da un capo all’altro». (Gregor von Rezzori – Neue Maghrebinische Geschichten, Edizioni Rowohlt pag.7-8,1994) – Traduzione dall’originale tedesco di Carlo MARINO.




Apprendere il tuo vero nome

5 03 2007


Fuori da questa notte
la tua vita
potrà
esprimere la sua
segreta musica
nella vallata
in cui salubre
s’effonde
l’estatico ritorno
del conoscere
nell’eterno moto
astrale.
E sarà pace
non rassegnazione.
Sarà
operare gaio,
sapienza.
Sarà
bene, giustizia.
Sarà
quel tuo
essere sorriso.