Anonima e dal titolo fuorviante: la traduzione del Tractatus di Spinoza

5 08 2010

L’edizione princeps del Tractatus Theologico-politicus vide la luce in forma anonima e con l’indicazione di un indirizzo editoriale falso nel 1670 in Amsterdam per i tipi di Jan Rieuwertsz il Vecchio (1616-1687), editore di Spinoza. Una seconda edizione fu data alle stampe nel 1672.tractatus

E’ interessante che la prima traduzione del Tractatus sia apparsa in lingua  francese nel 1678 (il peso del francese come lingua di cultura era all’acme),

prima della versione olandese che porta la data del 1693.

La traduzione francese presenta la particolarità di comprendere le note manoscritte che Spinoza aveva chiosato sulla propria copia a stampa del

Tractatus.

 Tali note comparvero prima nell’edizione francese con il titolo “Remarques curieuses et nécessaires pour l’intelligence de ce livre“. Tale

traduzione delle note spinoziane in francese rimase unica fino al 1802 quando ne fu stampata la versione latina :Benedicti de Spinoza –

Adnotationes ad Tractatum Theologico Politicum, Hagae- Comitum MDCCII.

La traduzione francese presenta anche la particolarità dei falsi titoli utilizzati nelle tirature successive per trarre in inganno la censura.

Il primo falso titolo era:Reflections curieuses d’un Esprit des-Interressé sur les matières les plus importantes au Salut, tant Public

 que Particulier.

Il secondo titolo fuorviante era ancora più arguto: La Clef du Santuaire par un Sçavant homme de notre Siecle.




A proposito di dialetti di matrice settentrionale in Basilicata

3 08 2010

La Basilicata è anche una scoperta linguistica, oltre che turistica. E in un’epoca in cui si parla di federalismo e recupero dei dialetti è di grande interesse tornare ad un brano del taccuino di un grande studioso:

“…Il viaggiatore che, in uno scompartimento di III classe nel tragitto da Napoli a Taranto, presti attenzione alla conversazione dei contadini che salgono ad ogni stazione, si renderà subito conto che nel primo tratto – se si trascurano variazioni nell’intonazione e differenze locali minime – la base linguistica è sorprendentemente unitaria. Ma subito dopo la profonda valle del platano, dalla stazione di Picerno in poi il quadro cambia. Improvvisamente arrivano all’orecchio del viaggiatore forme foniche che non si adattano assolutamente alla situazione osservata fino a quel momento… E così si continua anche dopo che il treno ha superato le stazioni di Tito e Potenza. Soltanto a partire da Trivigno queste caratteristiche scompaiono e, mentre il treno tra le brulle e selvagge montagne della valle del Basento si dirige verso il golfo di Taranto, ricompare improvvisamente la situazione linguistica che, appena due ore prima, era scomparsa così improvvisamente e in modo così inspiegabile…”.
Così Gerhard Rholfs negli anni ’20-‘30 del secolo scorso individuava l’area galloitalica della provincia di Potenza.

Rohlfs fu in Basilicata per la prima volta nel 1925 e scoprì la matrice galloitalica nelle parlate di un’ampia area del potentino, particolarmente accentuata a Picerno, Tito, Pignola e Potenza. Dialetti settentrionali, forse del monferrato, in Basilicata…Residuo di persecuzioni di catari delle epoche buie?  Egli, viaggiando in terza classe sulla tratta ferroviaria Napoli-Metaponto-Taranto (Rohlfs prediligeva la 3^ classe perché gli consentiva di ascoltare le conversazioni dei contadini che salivano e scendevano dal treno di stazione in stazione), osservò che nulla o poco cambiava nell’espressione dialettale di quei contadini che si esprimevano in maniera simile, fatta eccezione per piccole variazioni locali ma sempre appartenenti allo stesso sostrato linguistico, almeno fino alla stazione di Baragiano. A partire dalla stazione di Picerno, Rohlfs cominciò a sentire fonemi che nulla avevano a che vedere con i dialetti meridionali. Tali espressioni dialettali, all’avanzare del treno, si conservavano nei dialoghi dei passeggeri che salivano alle stazioni di Tito, Potenza, Vaglio, fino allo scalo di Trivigno. Solo dopo la stazione di Trivigno improvvisamente il quadro linguistico così bruscamente interrotto tra Baragiano e Picerno, si ricostituiva mentre il treno proseguiva la sua corsa verso la costa del Mare Jonio.
Rohlfs tornò nel 1930 facendo base a Potenza per analizzare meglio i dialetti dei
dintorni.  I dialetti gallo-italici, dialetti di matrice settentrionale radicatisi nel profondo meridione della Penisola. Per Benedetto Croce il dialetto e le sue espressioni costituivano “il monumento parlato del buon senso”, mentre il Tommaseo fu ammaliato dalla saggezza e liricità dei proverbi dialettali. La dialettologia e la paremiologia non vanno certo trascurate dal punto di vista culturale, ma vanno utilizzate per meglio comprendere e valorizzare le radici in cui affonda la lingua nazionale. Già Dante lo fece nel De Vulgari Eloquentia. Il contatto osmotico tra italiano e dialetto, anche nella sua asimmetria che vede l’italiano come codice dominante, ha portato all’italianizzazione del dialetto e alla dialettizzazione dell’italiano. In paesi dalla storia linguistica diversa, come la Finlandia, tale osmosi tra lingua e dialetto ha arricchito e continua ad arricchire la lingua letteraria.