La teoria dei principi e dei parametri

30 12 2010

Il linguaggio rappresenta quella vasta area di capacità cognitive umane di cui si ha una descrizione circostanziata e complessa. Alcune lingue umane sono state descritte in modo approfondito utilizzando anche la linguistica trasformazionale e pervenendo alla conclusione che alcune caratteristiche di tali lingue siano universali.

Tali caratteristiche, allo stato dell’arte della linguistica e della dottrina più accettata, risultano essere “specie-specifiche”, non spiegabili con motivazioni generali di utilità e semplicità funzionali, applicabili a sistemi arbitrari preposti alle funzioni linguistiche.  Si tratta sempre più di tracciare un discrimine tra una struttura universale del linguaggio ed una struttura universale di strategie di apprendimento innate.  Sicuramente le peculiarità “specie-specifiche” del linguaggio si collocano al livello della struttura profonda e la Teoria dei principi e dei parametri sembra dare man forte a tale affermazione.

La Teoria dei principi e dei parametri è il quadro teorico, sviluppatosi nell’ambito della linguistica generativa di Noam Chomsky ed Howard Lasnik e che oggi domina la linguistica formale.  Due sono i meccanismi formali su cui si fonda tale teoria. Un insieme finito di principi fondamentali comuni a tutte le lingue (per es. soggetto presente in ogni frase, anche se sottinteso). Un insieme finito di parametri che determinano la variabilità della sintassi tra le lingue.

All’interno di tale quadro teorico si ricercano quei parametri universali comuni al linguaggio umano (Grammatica Universale/Universal Grammar). Principi e parametri sono i costituenti della grammatica geneticamente innata posseduta da tutti gli esseri umani. L’esposizione alla lingua non serve ad apprenderne i parametri ed i principi, ma li spinge ad attivarsi in maniera corretta.




Tonologia

28 12 2010

Un grande numero di lingue umane utilizza i toni nei propri sistemi fonologici e lessicali. Il tono è l’altezza dell’emissione sonora nell’articolazione della vocale o del gruppo vocalico della sillaba. In numerose lingue i toni interagiscono con le proprietà delle consonanti e delle vocali, si dice che hanno valore distintivo. Lo studio di tali interazioni, che prende il nome di tonologia, può far luce sulla maniera in cui operano i sistemi fonologici, sulla struttura interna dei segmenti fonologici, sul valore delle teorie formali, sull’interazione tra fonetica e fonologia, tra sincronia e diacronia. I livelli segmentali sono quello fonemico e fonetico. Esistono due tipi fondamentali di interazioni tonali: con la pronuncia delle consonanti e con l’altezza delle vocali. L’effetto dell’interazione tra i toni e le consonanti è ben noto in una grande varietà di lingue ed in tutte le famiglie linguistiche ed è il risultato sia di regole di carattere sincronico che di un processo di carattere diacronico.

Oltre ad un certo numero di lingue dell’Africa e dell’Asia Orientale ( in Europa si può ricordare lo svedese), è il cinese uno dei casi di lingua tonale più interessante. Il tono in cinese ha un’importanza fondamentale in quanto rappresenta un tratto distintivo: ha, cioè, la funzione di distinguere significati differenti. Una sillaba con iniziale e finale identiche, ma toni diversi, ha significati diversi. I toni del cinese standard, putonhua, per esempio, sono quattro, ma ad essi va aggiunto un quinto tono, definito neutro, non contrassegnato graficamente.




Purismo della lingua in Cina: non bastano gli ideogrammi

22 12 2010

Neppure gli ideogrammi bastano per preservare il purismo della lingua cinese ed infatti, già dai primi di aprile di quest’anno la televisione nazionale cinese CCTV ha bandito l’uso di abbreviazioni inglesi quali NBA, GDP, WTO e CPI in tutti isuoi programmi.  Tutto in linea con una direttiva governativa. Proteggere il cinese mandarino dagli influssi stranieri: in epoca di globalizzazione sembra davvero una di quelle sfide enormi alle quali i governanti dell’antico e saggio popolo che ha costruito la Grande Muraglia sembrano non volersi  proprio sottrarre. Ma la fatica non è da poco visto che  abbreviazioni straniere ed altre parole hanno trovato il loro posto nella meravigliosa lingua tonale. Nella lingua scritta il problema delle abbreviazioni straniere è ancora più sentito perché gli ideogrammi rendono male le abbreviazioni composte da due o tre lettere. Secondo alcuni, come Wei Yaochuan, del Global Times,  una lingua dimostra la sua vitalità se è in grado di assorbire senza traumi anche le parole straniere. Alcune idee straniere sono difficili da esprimere chiaramente ed implicano giri di parole,  mentre il vocabolo straniero spesso riflette immediatamente anche le caratteristiche culturali  da cui si è originato, rendendo più semplice la comunicazione. 

E così anche il cinese deve fare i conti con l’uso globale  che si fa dell’inglese . Dal canto suo,  la lingua di Albione è in grado di assorbire, quasi senza limiti, parole straniere che non fanno altro che fortificare il suo “espansionismo”. Circa mille vocaboli provenienti direttamente dal cinese sono stati assorbiti dall’inglese. Anche in questo  caso vige  la regola aurea del darwinismo linguistico : “the fittest survive” . Le muraglie non servono più.




Matematizzazione linguistica e natura del linguaggio

15 12 2010

La linguistica è, indubbiamente, una delle poche discipline  dotate di una specifica matematizzazione. E ciò si deve essenzialmente alla natura stessa del linguaggio e a proprietà quali la trasposizione, la sostituzione e l’autonomia, nonché la possibilità di comporre elementi di un enunciato.

Dall’apparizione della logica è nata una specifica tipologia di formalizzazione sotto forma di ideografia. Tra le forme possibili di matematizzazione del linguaggio, mentre la via quantitativa non si è rivelata molto produttiva, è stata la via semantica a produrre maggiori frutti ed ad essa è dovuta la nascita di nuovi oggetti matematici (dalla nozione di estensione dei concetti all’origine del concetto di classe).

Il successo della matematizzazione  ( e l’apparire di concetti intrinseci) ha ampliato anche la nozione di calcolo e tale passaggio deve molto alla logica. Una prima estensione è venuta dall’algebra di Boole, un’altra dalla nozione moderna di calcolabilità connessa alle macchine di Turing e alla teoria dei linguaggi formali. Si è avuta così la nascita di una linguistica matematica che si è imposta nella seconda metà del XX secolo.




Wittgenstein: linguaggio come “stile di vita”

14 12 2010

Le intuizioni del grande filosofo Wittgenstein sulla natura del linguaggio sono state estremamente importanti. In particolare il cosiddetto “Secondo Wittgenstein” si sforzò di combattere quella visione del linguaggio troppo meccanica alla sua epoca così diffusa.

Nelle Philosophische Untersuchungen si profila una teoria del linguaggio come qualcosa di non esterno a noi ma parte della natura umana e, nelle Osservazioni filosofiche Wittgenstein scrive:
Come sarebbe strano se la logica si dovesse occupare di un linguaggio ideale e non del nostro. Che cosa dovrebbe esprimere infatti quel linguaggio ideale? Di certo quello che esprimiamo nel nostro linguaggio abituale; ma allora la logica non può che occuparsi di questo. Oppure di qualcos’altro, ma come posso semplicemente sapere di cosa può trattarsi? L’analisi logica è l’analisi di qualcosa che abbiamo, non di qualcosa che non abbiamo. Sarà dunque l’analisi delle proposizioni come sono “. (Osservazioni filosofiche, 2)

La teoria del significato come uso costituisce il nucleo delle Philosophische Untersuchungen: ” Il significato di una parola è il suo uso nel linguaggio”. La tesi del Filosofo si concentra su due tipi di comunicazione linguistica che, non potendo essere valutati con criteri logico-formali (oggettivi ed invarianti), rispondono a bisogni, esigenze e scopi da analizzare alla luce di criteri pratici (non univoci né universali). Il linguaggio diventa per Wittgenstein un’attività interagente con le più disparate componenti teoriche e pratico-esistenziali del vivere e dell’agire umano, lo “stile di vita”.

La comprensione di un’espressione linguistica implica sia fattori linguistici che extra-linguistici che cooperano nel determinare il senso di tale espressione. Per Wittgenstein l’immagine associata ad una parola da impiegare ha in sé qualcosa di superfluo. Infatti, è possibile avere immagini mentali che suggeriscono un certo impiego di una parola, ma è del tutto possibile usare diversamente la parola stessa.  Diversi sono i “metodi di applicazione” dell’immagine mentale all’effettivo uso linguistico. La comprensione è uno stato del soggetto, ma non uno stato psichico: è uno stato in cui i soggetti sono in base alla riconoscibilità pubblica di una loro competenza a fare.




Il linguaggio non è secondario nella Scienza

9 12 2010

Già Niels Bohr, nei suoi saggi e nelle sue conferenze, pose costantemente l’accento sul ruolo del linguaggio  nella ricerca scientifica e nella nostra comprensione della natura.

La ricerca scientifica, infatti, non è costituita soltanto da formalismi matematici, ma una parte fondamentale di essa è prodotta anche da discussioni di carattere informale che tentano di comprendere ed esplorare concetti fondamentali. Nella loro opera dal titolo «Science, Order and Creativity», Bantam Books, New York, 1987 , D. Bohm e F. David Peat  misero in luce i difetti del nostro linguaggio e la visione meccanicistica del mondo ad essi connessa.

Un punto di vista tradizionale considera il linguaggio come avente una parte secondaria nella ricerca scientifica, in quanto esso rappresemnta soltanto un veicolo attraverso il quale informazione e significato passano da un parlante ad un altro. Il ruolo del linguaggio sarebbe, quindi, soltanto quello di “trasportatore” del significato e del contenuto. Ma trasportatori di informazione non coincidenti nella scienza ce ne sono diversi dai bit al segnale della Teoria della Relatività fino ad arrivare al quantum della fisica.

Poiché l’ascoltatore è un elaboratore attivo del significato rispetto al parlante, la concezione tradizionale del rapporto linguaggio/scienza sembra essere invalidata. La scienza è in continua evoluzione (anche se storicamente tale evoluzione è discreta più che continua) attraverso le innovazioni tecnologiche dai telescopi agli acceleratori di particelle. Però, a ben vedere, ci sono state epoche storiche in cui la scienza si è bloccata di fronte ad ostacoli senza andare oltre e ciò è avvenuto in determinate zone linguistiche del mondo. L’origine di tali blocchi può, in parte, rinvenirsi nel linguaggio e nel mutamento del significato . Tale mutamento di significato di parole tipicamente scientifiche quali: realtà, ordine, spazio, tempo, campo, conoscenza, universale ecc. ha influito necessariamente sugli avanzamenti scientifici.




Alcune parole chiave dello Zen

7 12 2010

zen

Lo zen è una scuola di meditazione, forse la scuola, del buddismo dell’estremo oriente. Le sue radici si rinvengono nella tradizione del buddismo Mahayana, anche se la sua prassi deve molto allo yoga pre-buddista. Lo zen, in cinese Chan o Ch’an, è parola di derivazione sancrita: dhyana per meditazione. La scuola Zen sorse in Cina dall’incontro tra l’indigeno pensiero taoista ed il buddismo.

La fioritura dello zen si verificò dopo essere stato trapiantato in Giappone, dove il maestro Dogen (1200-1253) sviluppò la metafisica mahayanista in una maniera originale e profonda.

Lo zazen è la meditazione che in cinese si chiama zuochan /  tso-ch’an ed i koan,  in cinese gongan / kung-an sono i testi su cui meditare. Le due pratiche preparano la via al satori (illuminazione). Il raggiungimento dell’illuminazione è la coscienza, dai suoi livelli basilari fino ai più complessi, è la configurazione mentale unificata che riunisce l’oggetto ed il Sé. Ma è anche autocoscienza immediata, luogo ontologico.

Le scuole più rilevanti di zen sono la setta Soto ( in cinese Caodong/Ts’ao-tung) che coltiva lo zazen (meditazione in posizione del loto da za = sedersi e zen=meditazione) e la setta Rinzai, che pone l’accento sulla pratica della logica del koan e che risale al maestro cinese Linji (Lin-chi, giapponese Rinzai).

In Cina, in origine, i koan costituivano documenti ufficiali utilizzati nei processi, mentre tra i monaci zen erano sentenze che andavano al nocciolo della questione utili a far progredire i novizi nella meditazione che li avrebbe condotti a situarsi nell’orizzonte totale dell’Essere.




Thot-Ermes : la scrittura frutto dell’ingegno umano

6 12 2010

touen-huang

La scrittura è la maniera più alta, insieme al linguaggio, di essere attivamente presenti al mondo, di avere la consapevolezza di una vita mentale e sociale organizzata. Scrivere è un’eperienza tipicamente umana che esprime il bisogno di situarsi nell’orizzonte totale dell’essere.

Numerosi sono i sistemi di segni inventati dalle civiltà per trasmettere o fissare messaggi: sistemi gestuali (danza, mimo), suoni, sistemi visivi o grafici. La scrittura è considerata uno dei tanti sistemi di segni, ed è  probabilmente uno di quelli storicamente più recenti.  Disegno parlante o parola disegnata, la scrittura utilizza, per annotare il linguaggio parlato, un codice grafico convenzionalmente condiviso.  Ogni scrittura si basa su un codice che consente ad un gruppo di comunicare sulla base di convenzioni comuni. Molte mitologie considerano la scrittura un dono degli dei ovvero un furto perpetrato ai danni degli immortali: in tal caso il codice viene dall’alto.

Nella tradizione egizia e greca Thot, o Thot-Ermes, o Ermete Trismegisto (“tre volte grande”), era colui a cui era attribuita la scrittura. Come divinità egizia, Thot svolgeva numerose funzioni: tra le altre, era anche considerato il dio della magia poiché aveva inventato la scrittura e la scrittura era percepita come un’operazione magica (“parole del dio” o “parole divine”). Sotto la dinastia tolemaica, egli fu identificato con la divinità greca Ermes, e gli fu aggiunto il suo nome.  Ermes era condiderato, però, il più umano di tutti gli dei e ciò fece considerare ai razionali greci la scrittura come proveniente dal “basso”, dalle stesse comunità sociali,  puro frutto dell’ingegno umano.

Ci sono stati anche casi in cui la scrittura è giunta da “altrove”: sono numerosi, infatti, i popoli che hanno preso in prestito un sistema di scrittura per trascrivere la propria lingua che ne era sprovvista, per esempio il cirillico per varie lingue dell’Asia centrale.

La comprensione di una scrittura non è mai un’operazione intellettuale immediata, ma è sempre differita, nel senso che la conoscenza del codice è una necessità: per poter passare dal visibile al leggibile.  In assenza del codice, per esempio, la scrittura araba è soltanto un arabesco: la scrittura resta inaccessibile, puro algoritmo grafico, messaggio indecifrabile, ermetico.

Ogni scrittura è un segreto, offre il suo senso soltanto a chi ne intraprende l’apprendimento. Per secoli la scrittura è stata appannaggio di un’infima minoranza di letterati e la sua conoscenza conferiva allo scriba una singolare potenza. La scienza.




Muistoalbumi suomen-kielestä

3 12 2010

Kun olin nuorimies melkein  ei kukaan tunnut suomea Italiassa. Se kummallisen kielen opetettiin vain Napolin Itämaisessa Instituutissa tai Venetsiassa. Suomen kirjallisuuden  viimeiset kääntäjät  italian kielelle olivat 1930 luvun aikana.

Ajankohtainen  trendi on Lähi-Idän sekä Itä- ja Etelä-Aasian nopeasti kasvava taloudellinen ja kulttuurinen merkitys, jonka seurauksena valtiovalta on halunnut panostaa mm.arabian, japanin, kiinan ja korean kielten tutkimus- ja opetusedellytysten parantamiseen.

Teknologian kehitys on kaventanut klassisen fonetiikan tutkimusalaa, jonka monia keskeisiä ongelmia nykyään tutkitaan enemmän teknisissä korkeakouluissa ja lääketieteellisissä tiedekunnissa kuin humanistisissa tiedekunnissa konsanaan. Toisaalta tietokoneiden yleistyminen, niiden käyttöalueiden laajentuminen (tekstinkäsittely, laajat tietokannat ym.) sekä niiden ohjelmoinnin kehittyminen enemmän symboliseksi kuin numeeriseksi on synnyttänyt uusia (monitieteisiä) kielentutkimuksen aloja kuten tietokonelingvistiikan. On ilmeistä, että internet, muu verkkoviestintä sekä ennen kaikkea luonnollisilla kielillä ilmaistujen konelukuisten tekstimassojen räjähdysmäinen kasvu ja siihen liittyvä tarve luokitella, seuloa,analysoida ja tiivistää informaatiota luo yhä uusia haasteita kielentutkimukselle(kin).

Pienessä ja kielellisesti eristyneessä maassa kääntäminen kielten välillä on aina tärkeää. Jatkuvan kansainvälistymisen ja erityisesti Euroopan unionin yhdentymisen myötä kääntämisen tutkimuksen jasen sovellusten tarve kasvaa.
Kun Suomi vuonna 1995 liittyi EU:hun, suomesta tuli ensimmäistä kertaa kansainvälisen yhteistyön virallinen kieli. Tästä asemasta kannattaa pitää kiinni ja käyttää omaa kieltään mahdollisimman usein.

Suomen kielen käytöllä EU-säädösten valmistelussa on myös suuri käytännön merkitys. Jotta suomenkielisistä EU-säädöksistä saadaan kieleltään ymmärrettävämpiä, suomalaisten virkamiesten on syytä osallistua tekstien muotoiluun. Siksi säädöksistä neuvoteltaessa on käytettävä myös suomea.




La traduzione di Michael Scotus dall’arabo di Averroé

1 12 2010

traduzione latina di Aristotele commentata da Averroé

I traduttori hanno spesso cambiato la storia del mondo. Michele Scoto (il Michele Scotto del XX canto dell’Inferno di Dante), Michael Scotus (1175-1236), prima di essere filosofo fu traduttore alla corte di Federico II di Hohenstaufen, re di Sicilia intorno al 1230. Il suo fu un ruolo di tramite importantissimo. Attraverso la sua conoscenza della lingua araba tradusse in latino i Commentari di Averroé alle opere di Aristotele. I commentari di Averroé in traduzione latina furono accolti con grande simpatia dagli scolastici parigini, dando luogo all’averroismo latino, prima di essere condannati dalla Chiesa nel 1270. Osservando un testo dello Stagirita commentato in arabo da Averroé è interessante notare che il commento è scritto nelle colonne centrali del testo, mentre l’originale aristotelico è spinto nelle colonne esterne, riducendosi così quasi a illustrazione. L’opinione di Averroé, in corpo centrale, si pone come più importante del testo di Aristotele.