Il Tilak e le epoche sfasate nei sacri testi Veda

26 07 2011

Bal Gangâdhar Tilak è stato uno dei pionieri della ricerca concernente il ruolo dell’Artico come patria preistorica dell’umanità. Attraverso lo studio  delle antiche tradizioni ariane  o pre-indoeuropee di cui è rimasta traccia nei Veda e nell’Avesta,  le quali affermano che la patria originaria, l’Urheimat, dei popoli pre-indoeuropei sia stata la regione polare, un tempo libera dai ghiacci, Tilak pubblicò nel 1903 la sua opera “The Arctic Home in The Vedas”.

La tesi principale del Tilak sostiene che i progenitori degli indo-europei traggano origine da una regione polare e che, solo  successivamente, siano migrati nelle nuove patrie. Il Tilak non è stato il solo a difendere la tesi della patria artica dei popoli pre-indoeuropei.  Gli studiosi dei Veda davano  tradizionalmente a tali libri sacri un’antichità non superiore al 2400 a.C. anche se i dati astronomici più accurati ponevano l’equinozio di primavera nella costellazione di Orione (4500 a.C) durante il periodo degli Inni vedici e lo stesso, nella costellazione delle Pleiadi (2500 a.C.), all’epoca del periodo brahminico. Alla base delle grandi migrazioni di popoli indo-europei ci sarebbe un mutamento climatico epocale. Archeologia, linguistica, filologia unite alle scienze fisico-matematiche sembrano riportare sulle tracce dell’Urheimat nordica dei popoli pre-indoeuropei. Resta da chiarire la sfasatura del tempo storico che va riempita di dati e fatti ulteriori.




Antoine Galland: un traduttore alla corte del Re Sole

22 07 2011

Antoine Galland, orientalista alla Corte del Re sole, collezionista di manoscritti, nacque nel 1646 a Rollot in Picardie e morì nel 1715 a Parigi. Fu il primo a tradurre in francese l’opera Les Mille et une Nuits pubblicandola tra il 1704 ed il 1717 in dodici volumi. Dietro questa traduzione, comprendente anche parti spurie da lui stesso composte in base ai racconti del suo consigliere siriano,  ci fu un lungo lavorio anche di carattere economico-diplomatico.

Era quella l’epoca in cui il Colbert, ministro delle finanze di Luigi XIV, puntava ad instaurare relazioni economico-diplomatiche con l’estero, segnatamente con la Turchia, la Sublime Porta e, in generale, con il mondo islamico. Il Galland fece parte di più di una missione diplomatica e, con la sua traduzione, nella quale esplicò tutta la sua padronanza della lingua francese, aprì ai suoi lettori gli usi e costumi musulmani consentendogli di immergersi in un nuovo mondo.

Goethe e Littman, traduttori oltre che sublimi scrittori, non poterono non ammirare l’eleganza della traduzione del Galland ed apprezzarne la perizia con la quale riuscì ad aprire la magica porta dell’Oriente all’immaginario occidentale.

La storia della sua traduzione prende le mosse nel 1701 allorché riuscì ad ottenere una raccolta di racconti provenienti dal Libano, per lo più di origine persiana, tradotti in arabo sul finire del VII secolo. I racconti de Les Mille et une Nuits provenivano essenzialmente da tre filoni principali: una fonte indo-persiana di stile ellenistico (II-VII secolo), un fondo arabo dell’epoca dei califfi di Bagdad (IX-XI secolo) ed un fondo di racconti popolari egiziani (XII-XIII secolo). Tradurre dall’arabo con i mezzi del diciottesimo secolo fu, in ogni caso, una grande operazione a servizio della Francia, ma il rispetto tra l’orientalista e le istituzioni del suo Stato dovette essere reciproco se, nel suo testamento, il Galland scrisse che, non avendo genitori e parenti,  i suoi legatari dovevano essere l’Accademia, la  Biblioteca ed il Re di Francia.