La Bibbia il libro più tradotto oggi, ma ieri?

28 05 2012

Cito da sito francese www.linternaute.com a proposito della Bibbia, libro troppo prezioso, la cui traduzione era assolutamente vietata:«Dans le monde entier, jusqu’à la Renaissance.
Pourquoi la censure ? Pour que l’interprétation officielle des Saintes Ecritures demeure entre les mains de l’Eglise afin d’éviter les hérésies. La Bible est donc imprimée dans une langue morte, le latin, uniquement connue du clergé. Les quelques personnes qui tentent de traduire l’ouvrage sont persécutées voire exécutées.Le changement n’intervient qu’au XVIe siècle avec la Réforme et la propagation de la Bible en langues vernaculaires.»

La Bibbia oggi risulta tradotta in circa 2400 lingue ufficiali e in più di 450 lingue tribali (queste ultime traduzioni sono in aumento).
Inoltre, sono in corso traduzioni anche in dialetto locale, come per esempio  in friulano e sardo. L’ultima delle traduzioni della Bibbia in via di esecuzione è una  traduzione del Dr. Thomas Manjaly della Bibbia in Khasi, una delle principali lingue tribali usata nella Diocesi Shillong, suddivisone dell’India capoluogo del distretto dei Monti Khasi Orientali, nello  nello stato federato del Meghalaya di cui è capitale .



Vagarious kernel

23 05 2012

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“Dobbiamo immaginare la nostra esistenza quanto più vasta possibile; tutto, anche l’inaudito, deve trovarvi spazio. È questo in fondo l’unico coraggio che si richieda a noi: essere coraggiosi verso quanto di più strano, prodigioso e inesplicabile ci possa accadere.”
Rainer Maria Rilke
 



Etimo di un fiore: il giglio

2 05 2012

Sono numerosi gli indizi che hanno portato ad una protolingua “mediterranea” quando si è analizzata l’etimologia della parola “giglio”. In tale protolingua si utilizzava una parola per indicare un generico “fiore” ed un’altra per un fiore “più brillante”.

Il Meillet scriveva nei “Mémoire de la Société de linguistique” che : «il giglio appare di frequente nelle decorazioni cretesi di epoca minoica. Si segnala una parola copta reri che avrebbe la stessa origine di leirion e di lilium ». In maniera autonoma H. Schuchardt, nel 1918, in Die romanischen Lehnwörter in Berberischen ha riportato la parola berbera alili,ariri, iriri per “oleandro” considerandola come un prestito dal latino e, per giustificarne il mutamento di significato, ha avvalorato la sua teoria nel modo seguente: Lili vale “fiore” in alcuni dialetti baschi, “fiore di mais, di castagno o di noce” in altri, l’ule è“fiore” albanese e lilice arumeno (o aromeno). E’ interessante anche rapporto tra le definizioni di lillà (brettone liron) ed il francese “lis”, tra l’inglese lily ”mughetto” ed il greco moderno loulouoi “fiore” ed il turco lale  per “tulipano”. La forma lunga (con un elemento che precede la prima liquida) esiste nello spagnolo aleli (violacciocca) e nel persiano (h)alale “fiore di montagna”. E’ tale forma lunga che, generalmente, appare nell’area del Mediterraneo meridionale, in particolare, in Africa del Nord.  Infatti, le forme berbere segnalate non sono isolate.

Per l’egiziano antico, il dizionario d’Erman-Grapov dà hrrt ( con la -t del femminile per “fioritura”); in copto il dizionario Spiegelberg dà tre forme dialettali hrere, hreri, heeli per“fiore, giglio”.   Nelle lingue cuscitiche, in particolare nella lingua galla, nei pressi della città di Harar si rinviene ilili per “fiore”. La parlata semitica degli abitanti di Harar, nella parte orientale dell’Etiopia, la lingua harari, scritta in alfabeto Ge’ez, possiede la parola Elad per “fiore” che appare un caso isolato in etiopico ed anche in semitico essendo, però, molto prossima alla parola della lingua galla. Si hanno diversi elementi per ipotizzare un prestito dal cuscitico nelle parlate semitiche. La presenza di tale parola in tre gruppi su quattro del camito-semitico non sembra escludere l’ipotesi di un prestito linguistico proveniente da una protolingua mediterranea.