L’ipotesi del sostrato linguistico mediterraneo

25 06 2013

L’ipotesi del sostrato linguistico mediterraneo va fatta risalire all’opera di Paul Kretschmer del 1896 dal titolo: “Einleitung in die Geschichte der griechischen Sprache“. Successivamente gli studi sul cosiddetto sostrato mediterraneo hanno condotto ad una più precisa ed attendibile valutazione storica delle lingue antiche, in particolare del greco e del latino ricostruendo, anche con l’ausilio del materiale dialettale delle lingue romanze, numerosi capitoli di storia linguistica.

Al disotto delle lingue indoeuropee si andò rinvenendo un nuovo mondo costituito da relitti che si distaccavano dal patrimonio dell’indoeuropeo. I risultati di questa archeologia linguistica hanno illuminato, attraverso i riflessi linguistici, gli avvenimenti storici che si sono succeduti nel bacino del Mediterraneo prima o dopo la conquista delle tribù indoeuropee. L’indagine archeologica ha rinvenuto i resti della stupenda civiltà pregreca fiorita nell’isola di Creta prima dell’arrivo degli indoeuropei. Alcune iscrizioni cretesi rinvenute a Praisos  (???????) pur essendo in caratteri greci nascondevano una lingua sconosciuta, l’eteocretese.

Iscrizioni ugualmente sconosciute si sono ritrovate a Rodi e a Lemno si è rinvenuta un’iscrizione che sembra avvicinarsi all’etrusco. Per esempio il passo: AVIZ SIALXVIZ MARAZ -M AVIZ AOMAI è possibile confrontare AVIZ con l’etrusco AVILS genitivo di AVIL “anno”; SIALXVIZ con l’etrusco CI-ALX-US “trenta”; MARAZ -M con l’etrusco MARU, umbro maro, titolo di magistrato con l’enclitica -m.

Tali rapporti linguistici possono essere avvalorati anche dalla notizia di Tucidide (IV, 109) secondo la quale i tirreni anticamente abitavano anche Lemno. Tutti questi testi di lingue poco note sono un indizio non irrilevante, così come l’etrusco in Italia, di lingue parlate da una o più popolazioni diffuse nel bacino mediterraneo prima dell’arrivo degli indoeuropei. Resti di questo strato preistorico si possono vedere anche nelle iscrizioni licie, carie e lidie dell’Asia Minore. La tradizione storica avvalora il fatto che, Lidi e Cari sono fratelli (Erodoto 1, 171) e che i Lici sono venuti da Creta (Erodoto 1,173). A questo punto va ricordato anche che, secondo Erodoto, i Tirreni (gli Etruschi) sarebbero venuti in Italia dalla Lidia. Un’altra isola di grande interesse per lo studio dell’elemento non-indoeuropeo in Europa è costituito dal basco. Alcuni elementi non indoeuropei comuni sia al greco che all’etrusco vanno riferiti, secondo alcuni glottologi (v. Hammarström, Glotta XI, pp.221 e seg), allo strato preindoeuropeo: la voce omerica opuio, attico opuo (prendo per moglie) etrusco “puia” (donna). il greco iaros, ieròs da *isaros è stato messo in relazione con l’etrusco aiser,aisar, aesar “dio” da cui il volsco esaristrom “sacrificium”. Da tali indizi, secondo il Kretschmer, si poteva far luce anche sugli antichi Tirreni e Pelasgi e, infatti, Tucidide (IV,109) designava come pelasgica la popolazione della penisola dell’Athos, formata da tirreni che un tempo abitavano Lemno e Atene. Tali notizie dal valore indiziario porterebbero ad identificare strette relazioni tra pelasgi e tirreni. Dal mondo pregreco, egeo, vennero il nome dell’olivo elai(v)a (preso poi a prestito in latino :oliva) elai(v)on, quello del vino (v)oinos e quello della menta minthe.

Per quanto riguarda il sostrato mediterraneo, oltre all’area egeo-microasiatica, va considerata un’area etrusca, una ligure ed una iberica.