Un sistema linguistico a prevalenza aspettuale: il cinese

24 04 2015

La lingua cinese è stata definita come un sistema linguistico a prevalenza aspettuale: per esempio, la nozione del passato si esprime in maniera lessicale (con avverbi, espressioni ecc.) e non sintatticamente (con la presenza o l’assenza di parole grammaticali).

Le ricerche di linguistica diacronica hanno dimostrato che il sistema aspettuale in cinese è un fenomeno molto recente. Secondo il linguista Mei Tsu-lin il sistema aspettuale potrebbe essere comparso in cinese agli inizi della Dinastia Song (960-1279). Anche altri studiosi, attraverso l’analisi di differenti corpus diacronici, sono giunti a condividere tale opinione.

In particolare, le ricerche di Zhu Qingzhi (1993) hanno dimostrato che, a partire dalla Dinastia Han Orientale (25-220 d.C.) fino alla Dinastia Song molte opere buddiste furono tradotte dal sanscrito in cinese. Il sanscrito disponeva di un sistema completo di tempi e di aspetti. Per tradurre dal sanscrito il participio passato in cinese si utilizzò “yi” un verbo che aveva il significato di “finire”. Secondo Zhu, (yi) corrispondeva in sanscrito a due funzioni grammaticali: una esprimente il tempo [+ passato] con l’altro aspetto [+compiuto].

Tale osservazione è particolarmente significativa in quanto sta a dimostrare, in un altro modo, che la lingua cinese non possedeva un sistema di tempi e di aspetti equivalente a quello di lingue morfologicamente “ricche”.  La lingua cinese operava senza fare differenza tra il tempo [+ passato] e l’aspetto [+compiuto].

In altre parole, per una lingua morfologicamente “povera”, il sistema aspetuale può formarsi, svilupparsi e acquisire una maturità nel corso dei secoli. Il sistema aspettuale in cinese non è un costituente intrinseco.