Se-quo-ya padre del Cheroquee

25 09 2015

Se-quo-ya, come il suo nome è scritto oggi in Cherokee, (c. 1770-1840), era chiamato in inglese George Gist e svolgeva la professione di argentiere. Nel 1821 scrisse un sillabario Cherokee, rendendone possibile la lettura e la scrittura. Sembra che con Sequoya sia stata l’unica volta nella storia che un membro di un popolo senza scrittura abbia ideato, in maniera indipendente, un sistema di scrittura efficace. Apprezzandone il valore, la gente della nazione cherokee cominciò subito ad usare il suo sillabario adottandolo ufficialmente nel 1825. Il tasso di alfabetizzazione dei cherokee rapidamente superò quello dei coloni euro-americani.
La lingua cherokee oggi funziona anche con tutti gli strumenti elettronici, dai computer ai cellulari, ed è una delle lingue native utilizzate più attivamente negli Stati Uniti. La lingua cherokee è parlata soprattutto da popolazioni in North Carolina e Oklahoma ma è presente anche in altri Stati. Il Cherokee Education Services e Technology Program segue e presenta le innovazioni tecnologiche il lingua cherokee.

http://www.cherokee.org/Services/Education.aspx




La traduzione è pura magia?

23 09 2015


La traduzione è pura magia. Come tutte le arti e le scienze, però, essa è possibile, anche se spesso è stato attribuito ai traduttori di non fare un lavoro fedele. L’espressione più concisa di tale sospetto è “traduttore, traditore”, un modo di dire italiano . Nell’Estetica di Benedetto Croce si trova la motivazione teorica dell’impossibilità di tradurre. Egli dice: «Le traduzioni non vengono mosse dalla impossibile speranza di dare gli equivalenti delle opere originali che non soffrono equivalenti; ma, direi, dal desiderio di carezzare la poesia che ci ha recato piacere: di carezzarla coi suoni della lingua che ci è nativa e familiare. […] La traduzione, sebbene non si adegui mai all’opera originale, la quale, nell’essere suo proprio, rimane intraducibile, presuppone nondimeno la rievocazione che dell’opera originale si sia fatta nello spirito del traduttore». Così il Croce, il quale dunque conferma l’intraducibilità.
La traduzione promette unità, ma comporta il tradimento. L’idea stessa di “infedeltà” ha le sue radici nell’Impero Ottomano. I sultani ed i membri della loro corte rifiutavano di imparare le lingue degli infedeli, affidando ad una casta ereditaria di traduttori, i fanarioti, l’ingrato compito. I Fanarioti (dal greco Phanàri, faro, nome del quartiere in cui vivevano) furono in prevalenza dei ricchi mercanti di origine greca o ellenizzati, alcuni discendevano da antiche famiglie imperiali di Costantinopoli o di Trebisonda, altri erano originari delle isole del mare Egeo, dell’Epiro, Albanesi, Romeni o Levantini.
Spesso erano Greci con la cittadinanza veneziana . I diplomatici europei non amavano lavorare con loro, perché la loro fedeltà era appannaggio sicuro del sultano, in quanto il loro lavoro era una questione di vita o di morte. L’impero di lingua inglese oggi ha una nuova classe fanariota costituita dagli inventori delle applicazioni per la traduzione. L’unico lato positivo è che tali applicazioni attualmente non sono fedeli a nessun sultano. Il loro inconveniente principale, però, è di non essere particolarmente fedeli in nessuna lingua.




SOCIAL ENGAGEMENT ENHANCES LANGUAGE LEARNING

18 09 2015

New research from the Institute for Learning & Brain Sciences (I-LABS) at the University of Washington (UW) suggests that infants develop language skills more efficiently by social interaction than by watching TV.
Neuroscience provides tools for illuminating how social behaviors influence language development. A “social gating” hypothesis was formulated by Patricia Kuhl. Is speech learning “gated” by the social brain? Developmental Science has been offered to explain why phonetic learning occurs when infants listen to complex, natural language during live interaction with tutors, but not from passive listening to TV input. According to this view, language learning is strongly heightened in social settings. When an infant hears speech while interacting with an adult, the infant focuses on linguistic input because the adult’s social-communicative intentions make the input salient and because humans increase social arousal. Babies learn best from people. During playtime a child is learning very much. Spending time with children matters. Keeping them engaged — that’s what helps them learn language.

http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/87565641.2015.1014487




Analytic Dictionary of Chinese and Sino-Japanese del Karlgren

10 09 2015

Segnalare una di quelle opere che come lo Analytic Dictionary of Chinese and Sino-Japanese del Karlgren, hanno fatto scuola, è sicuramente un onore.
Il sinologo svedese Klas Bernhard Johannes Karlgren pubblicò il Dizionario Analitico nel 1923 per i tipi della Librairie Orientaliste Paul Geuthner, a Parigi. L’opera include non soltanto ricostruzioni di molte migliaia di caratteri del cinese medio (“cinese medio”, in contrapposizione al cinese antico e al cinese moderno, si usa di solito nel contesto della fonologia storica cinese), ma anche della fonologia di tale stadio della lingua.
Il Karlgren fu il primo studioso occidentale a portare avanti ricerche sistematiche e linguisticamente corrette per il cinese medio e antico e, ancora oggi, per alcune parti delle sue ricerche resta ancora insuperato. Nato a Jönköping, Karlgren dimostrò capacità linguistiche fin dalla giovane età, e si interessò ai dialetti di Svezia e ai racconti popolari tradizionali. Pubblicò il suo primo articolo scientifico, all’età di 16 anni, sul dialetto della provincia svedese del Dalarna. Studiò russo presso l’Università di Uppsala con Johan August Lundell, uno Slavista interessato alla linguistica comparata. Dopo la laurea nel 1909, Karlgren si recò a San Pietroburgo per continuare a studiare. Durante la sua frequentazione dell’Università di San Pietroburgo, Karlgren vinse una borsa di studio sui dialetti cinesi.

Karlgren visse in Cina dal 1910 al 1912. Nel 1939, Karlgren fondò con Johan Gunnar Andersson il Museo delle Antichità dell’Estremo Oriente, di cui ricoprì l’incarico di direttore fino al 1959. Karlgren, utilizzando i principi della linguistica storica europea, criticò l’uso non selettivo di documenti di varie epoche nella ricostruzione dell’antica storia della Cina e gettò le basi della moderna linguistica storica cinese. Si spense a Stoccolma nel 1978.




Lussureggianti faggete, rune e libri

7 09 2015

L’indoeuropeo *bhagos “faggio” è la radice da cui viene il sostantivo che nelle lingue germaniche designa il libro. Era il faggio, come in altri climi fu il papiro, a dare la base della scrittura nelle lingue germaniche.
Sul faggio si scriveva o si incideva il futhark, l’alfabeto runico: alfabeto che non esprimeva linee curve, ma solo rette per poter essere facilmente inciso sulla corteccia d’albero.
In Old English la parola boc designava sia il faggio che il libro. Oggi in inglese libro è book, in tedesco Buch, boek in olandese, in danese bog, in svedese boken, in norvegese bok.
Alla stessa maniera nelle lingue germaniche faggio è beech in inglese, Buche in tedesco, beuk in olandese, bøg in danese, bøk in norvegese, Boksläktet in svedese.




Il retaggio latino in tedesco: qualche esempio

3 09 2015

Tra romani e germani non vi furono soltanto lotte armate ma, fin dal I secolo a.C., tra i due popoli iniziarono scambi linguistici che si ritrovano ancora oggi in tedesco per esempio:
Strasse da Strata > Strada
Wall da Vallum > “Palizzata attorno ad un accampamento”
Ziegel da Tegula > Tegola
Mauer da Murus > Muro
Fenster da Fenestra > Finestra
Pfeil da Pilum > Giavellotto

I germani assimilaroono anche i costumi dei romani e Tisch dal latino Discus > tavola che si portava innanzi al commensale e poi si toglieva a fine pasto > v. anche Desco it.
Tra l’altro, prestiti di vita quotidiana si rinvengono in Schuessel > Scutella > piccola coppa;
Kessel da Catillus > piattino, Birne da Pirum> Pera e Pfirsisch da Persicum (Malum) pesca, mela persiana.