La lingua di Kostandin Kristoforidhi

12 01 2017

Kostandin Kristoforidhi (Foto di Carlo Marino 2017)

La lingua albanese è parlata non solo in Albania, ma anche in Jugoslavia, nelle regioni del Kosovo, della Macedonia e del Montenegro, in alcuni paesi della Grecia (in Voiotía, Attica, Évvoia, Ándros, e nel Peloponneso) ed in Italia, presso le minoranze Arbëreshë ; inoltre alcune enclavi parlanti albanese sono presenti anche in Bulgaria ( Mandritsa ), in Ucraina (Melitopol), in Croazia (Bar, ex Antivari) ed in Romania. È stato attestato l’uso, in passato, della lingua albanese anche in Istria ed in Syrmia. Sopravvivono inoltre altre comunità albanesi e arbëreshe, che mantengono vive la lingua e le tradizioni dei paesi d’ origine, negli U.S.A., in Canada, in Argentina, in Egitto e in Brasile.
L’albanese appartiene alla famiglia linguistica indoeuropea, come provato dal filologo tedesco Franz Bopp nel 1854 e da Gustav Meyer, nel 1890, ma, al di là dei numerosi ed inevitabili prestiti lessicali, non risultano stranamente alcune affinità con gli altri gruppi del ceppo indoeuropeo. Altri studi su questa lingua sono stati svolti dal linguista Danese Holger Pedersen e dall’Austriaco Norbert Jokl, che hanno fatto risalire l’albanese odierno all’antico idioma utilizzato in Dacia ed in Illiria. Il linguista italiano Matteo Bartoli in forza della grande presenza di elementi e parole comuni al latino riteneva che la lingua albanese fosse una lingua in parte originariamente neolatina, per cui la classificò tra le “parzialmente” lingue romanze balcaniche.
In realtà le teorie sull’origine della lingua albanese sono tre: una teoria afferma che l’albanese è l’unico sopravvissuto del gruppo illirico parlato un tempo nella penisola sud-occidentale dell’Europa; un’altra teoria afferma invece che possa essere imparentato più con l’antico gruppo linguistico daco-tracio, un tempo parlato in Mesia e in Dacia; una terza teoria preferisce sostenere che l’albanese costituisca un gruppo a sé nell’ambito delle lingue indoeuropee. I sostenitori della filiazione dal gruppo daco-tracio fanno notare come il lessico dei termini marittimi sia formato da prestiti latini, greci, slavi e turchi. Inoltre certi toponimi in territorio albanese non concordano con la fonetica albanese (il gruppo /sk-/ del nome antico di Scutari, Scodra, sarebbe dovuto diventare /h-/ anziché /shk-/ come nell’attuale Shkodër), mentre altri toponimi dei territori interni dei Balcani (soprattutto in Mesia) si accordano con la fonetica albanese.
Alcuni studiosi stimano che siano circa 160 le parole della scomparsa lingua daca che sono entrate come substrato nel lessico albanese (e circa 400 in quello del rumeno), come mal (“montagna”), o bredh (“abete”) ma sono spesso riconducibili a scambi lessicali tra le lingue della lega linguistica balcanica. Questa tesi è tuttavia confutata dalla maggioranza degli autori.
Il primo documento scritto dell’Albanese moderno risale all’anno 1462 ed è ” Formula e Pagëzimit ” (La Formula di Battesimo), scritta dall’arcivescovo Pal Engjëlli. La prima opera letteraria, dal titolo “Meshari” di Gjon Buzuku è stata pubblicata nel 1555. Frang Bardhi è l’autore del primo dizionario dal latino all’albanese, formato da circa 5000 termini, stampato nel 1635. I due principali dialetti albanesi sono il Ghego ( da “Gegerisht”) parlato nel nord, ed il Tosco, ( da “Toskerisht” ), utilizzato nel sud del paese. I dialetti parlati dalle minoranze presenti in Italia ed in Grecia sono perlopiù appartenenti alla varietà Tosca, mentre gli abitanti di etnia albanese del Kosovo e della Macedonia parlano Ghego. Le differenze tra questi due dialetti non sono però enormi, e riguardano principalmente l’aspetto fonetico. L’Albanese ufficiale, precedentemente soggetto all’uso di segni grafici greci e talvolta turco-arabi, ha adottato stabilmente l’alfabeto latino nel 1909. Fra le testimonianze più remote e rilevanti dell’Albanese scritto, molte sono da attribuirsi all’attività religiosa dei missionari Cattolici nel sedicesimo e diciassettesimo secolo, soprattutto nella zona dello Scutarino. L’intensa attività artistica degli Arbëreshë in Italia ha inoltre contribuito notevolmente allo sviluppo ed allo studio della lingua albanese. Negli anni la lingua albanese ha accolto termini provenienti dal latino (Esempio “Mik”= Amico, dal latino “Amicus”), dal greco, dal turco, dallo slavo, data la posizione geografica ed i continui contatti con le popolazioni vicine. Kostandin Nelko, meglio noto come Kostandin Kristoforidhi (Greco: Kônstantinos Christoforidês, 1826–1895) è stato uno studioso e traduttore albanese che ha eseguito per prima volta la versione del Nuovo Testamento in albanese Gheg nel 1872 e successivamente anche in Albanese Tosco nel 1879 migliorando la versione in tosco del 1823 del Vangjel Meksi. Offrendo, in tal modo, la traduzione del Nuovo Testamento in entrambi I dialetti Kristoforidhi ebbe il merito di porre le basi per la creazione di una lingua nazionale.
Vari filologi e studiosi, collocano la lingua albanese nel gruppo indoeuropeo del Nord Europa a causa dello sviluppo strutturale. Nelle lingue indoeuropee del Nord Europa, la lettera o corta è stata cambiata in a, invece nel gruppo indoeuropeo del Sud Europa è stata conservata la lettera o. Ecco perché gli studiosi collocano nel gruppo del Nord la lingua albanese.