La lingua guaraní

21 04 2017

La lingua guaraní è una lingua tupi-guaraní parlata in Paraguay e altri stati dell’America meridionale. Il nome stesso  Paraguay deriva dalle parole guaraní “para”, che significa “questo lato” e “guay” che significa “fiume”.Dal 2007 è divenuta una delle sessantatré lingue con cui il Papa pronuncia il suo messaggio natalizio durante la benedizione Urbi et Orbi. Il guaraní è una lingua agglutinante, a sillabe aperte (consonante-vocale, vocale da sola, le sillabe non terminano per consonante). L’accento tonico cade di norma sull’ultima sillaba delle parole. La lingua guaraní possiede undici vocali, sei semplici a, e, i, o, u, y e sei vocali nasalizzate corrispondenti, un glottal stop, annotato con un apostrofo e denominato puso. Le parole in guaraní non hanno né caso né genere. Non esiste l’articolo ed il segno del plurale spesso si omette.

Con la promulgazione nel 2011 della Legge delle Lingue, (La Ley de Lenguas)  il Paraguay ha tentato di modificare una realtà: lo squilibrio tra le lingue ufficiali – il guaraní e il castigliano – che vede la prima, sebbene parlata dalla maggioranza della popolazione (86%), non diffusa a livello istituzionale né nei luoghi del potere.
In questo modo, il governo ha tentato di rendere effettivo il mandato costituzionale che nel 1992 ha proclamato il Paraguay “un paese multiculturale e bilingue”, un concetto che ha dato adito a discussioni in merito a come rivalorizzare il guaraní e sancire la fine del bilinguismo biforcuto, ossia, un sistema dove una delle lingue ha un trattamento superiore all’altra.  
Una studiosa della lingua guaraní è Judith Tonhauser, professore associato di linguistica alla Ohio State University. È laureata in linguistica computazionale alla University of Stuttgart e ha conseguito un dottorato in linguistica alla Stanford University. Ha condotto attività di ricerca su temporalità, contenuti proiettivi, struttura delle informazioni e intonazione in inglese e guaraní paraguaiano, una lingua tupi-guaraní parlata in Paraguay; coltiva un particolare interesse per le metodologie di ricerca sul significato.

Tra le sue pubblicazioni sul guaraní si segnalano :

“The prosody of focus in Paraguayan Guaraní”, Cynthia G. Clopper and Judith Tonhauser, International Journal of American Linguistics 79(2):219-251.2013

“Temporal reference in Paraguayan Guaraní, a tenseless language”, Linguistics & Philosophy: 34(3):257-303. 2011

“The synchrony and diachrony of differential object marking in Paraguayan Guaraní”, Cory Shain and Judith Tonhauser, Language Variation and Change 22(3): 321-346. 2011

 

http://www.youreporter.it/video_Judith_Tonhauser

 

 




Il localizzatore. Chi è costui?

14 04 2017

Il termine localizzazione è connesso ad un fenomeno esploso con la globalizzazione dei mercati, ovvero quello di dover offrire un prodotto in una forma linguisticamente e culturalmente adeguata al mercato di destinazione. Ne è derivata, quindi, la parola “localizzatore”: cioè una professionalità, che può farsi risalire agli anni ‘80, quando si iniziò a comprendere che, per tenere testa con efficacia al fenomeno di apertura mondiale dei mercati, era necessario avvalersi dell’ impagabile ausilio di internet. Era affatto necessario tradurre i siti web, la terminologia dei prodotti hardware e software e tutta la documentazione informatica, e per fare ciò, c’era bisogno di un “traduttore” in possesso di irrinunciabili competenze informatiche. E così ecco farsi strada la figura del localizzatore, un traduttore specializzato con abilità informatiche. Il localizzatore non si occupa soltanto di materiale linguistico, ma anche di dati non linguistici che necessitano di un adattamento in funzione del contesto d’uso a cui sono destinati: l’orario, il formato di una data, le unità di misura, la conversione delle valute o le immagini connotate culturalmente. Per tale ragione il professionista in questione deve tenere nella giusta considerazione gli aspetti e le diversità culturali legati al processo di localizzazione, poiché sono proprio questi ultimi a determinare la differenza nel modo di recepire il messaggio da parte dei destinatari. Una definizione ufficiale, come quella della LISA (Localisation Industry Standards Association), recita: “Localization involves taking a product and making it linguistically and culturally appropriate to the target locale (country/region and language) where it will be used and sold”.




I “trennbare Verben” in tedesco: questioni di dettaglio

12 04 2017

L’inglese ha i phrasal verbs, verbi seguiti da un avverbio o una preposizione che assume spesso un nuovo significato rispetto al significato del verbo da solo. Il tedesco invece le preposizioni, o meglio, i prefissi li incolla direttamente al verbo, creando così una miriade di parole differenti da una medesima radice, che vanno ad incrementare il suo vocabolario. In tedesco esistono i “verbi separabili” (trennbare Verben) che sono composti da un verbo “normale” e un prefisso. In tal modo lo stesso verbo può anche significare tutto e il contrario di tutto: nehmen (prendere), a seconda del prefisso che ha davanti può voler dire accettare (annehmen), togliere (entnehmen), dimagrire (abnehmen), ingrassare (zunehmen), comportarsi (benehmen). Tale fenomeno insieme alla separabilità dal verbo, e congiuntamente al fatto che, di frequente il prefisso separato deve essere spostato in fondo alla frase, crea non poca fatica agli interpreti e ai non madrelingua, perché non è quasi mai possibile sapere davvero il senso di una frase parlata se il parlante non pronunciato l’ultima parola.

“”Ich mache die Tür … zu .” Chiudo la porta .
“ “Ich mache die Tür … auf.” Apro la porta .