Il latino in inglese: e.g./i.e.

6 11 2016

La abbreviazioni latine e.g. / i.e. sono molto utilizzate in inglese . Tuttavia, non tutti comprendono a pieno la maniera di utilizzarle. Infatti, molti pensano che esse siano intercambiabili. Altri invertono persino il loro significato.

e.g. è l’abbreviazione del latino “exempli gratia,” che significa “per esempio”. Bisogna, perciò, utilizzarla quando si presentano esempi .

I like juicy fruits and vegetables (e.g. lettuce, watermelon, grapefruit, and tomatoes )

i.e. al contrario sta per il latino “id est” che significa “cioè”. Va utilizzata quando si spiega o si riformula una frase . Di solito essa ha lo stesso significato di “in altre parole.”
È possibile utilizzare le abbreviazioni e.g. / i.e. sia all’interno che fuori dalle parentesi . Scrivendo in uno stile formale è opportuno metterle tra parentesi.
Tali abbreviazioni appaiono sempre in lettere minuscole anche all’inizio della frase.

I like all fish ( i.e. I eat pretty much anything)Foto di Carlo Marino




Giustizia linguistica per l’Europa e per il mondo

9 08 2013

 Philippe van Parijs ha pubblicato per i tipi della Oxford University Press (“Oxford Political Theory”), 2011, 299p, Oxford & New York , un volume dal titolo: Linguistic justice for Europe and for the World. La tesi dell’autore della Université catholique de Louvain – Chaire Hoover d’éthique économique et sociale parte dalla constatazione che la lingua inglese si stia diffondendo nel mondo come mai nessun idioma umano ha fatto nella storia. Tale evento, di portata epocale, solleva la questione  dell’ ingiustizia intrinseca di tale dominio, soprattutto nell’ambito dell’Unione Europea, per cui  richiede interventi atti ad ovviarne le conseguenze, prevedibilmente gravi, che si vanno addensando all’orizzonte.

L’affermarsi di una lingua franca è sempre un evento benvenuto e, secondo l’autore, va accelerato poiché offre un’arma per lottare ed ottenere una maggiore giustizia: un mezzo a buon mercato di comunicazione e mobilità transfrontaliera. Tuttavia,  la situazione linguistica che va delineandosi è ingiusta per tre ordini di motivi. In primo luogo, l’adozione di una lingua naturale implica un vantaggio gratuito per i parlanti nativi che possono fare a meno dello sforzo di apprendimento che pesa sugli altri.

In secondo luogo, gli anglofoni hanno maggiori opportunità come risultato immediato della competenza nella propria lingua madre che diventa un bene di valore a dir poco inestimabile. In terzo luogo, il privilegio dato ad una lingua non può, in alcun modo, mostrare lo stesso rispetto per le varie lingue con cui diverse porzioni della popolazione interessata si identificano.

Il libro enuncia le corrispondenti interpretazioni di giustizia linguistica in quanto portato di giustizia cooperativa, di giustizia distributiva e di  parità di dignità. Van Parijs discute di una vasta gamma di politiche che potrebbero contribuire a realizzare una maggiore giustizia linguistica : da una tassa linguistica sui paesi anglofoni al divieto di doppiaggio e al principio di territorialità linguistica. E sostiene, infine, che la diversità linguistica, anche se non rappresenta un valore in sé, avrà comunque bisogno di essere protetta come un sottoprodotto della necessita’ di preservare la pari dignità delle espressioni della natura umana